uomini che puliscono

Mio marito non mi aiuta

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Quando si parla di pulizie si propongono schemi di organizzazione, si parla di tutti gli strumenti e attrezzi migliori, di come organizzarle, suddividerle, e si inventano i metodi migliori. Io questa volta propongo di parlare anche di quanto sarebbe bello farci aiutare. Di quanto sarebbe bello arrivare a casa e trovare i piatti lavati, i pavimenti puliti e i panni stesi. Per qualcuno la soluzione è affidarsi ad una persona esterna, altri si possono affidare solo alla forze interne alla casa: il marito.

Questo discorso ovviamente vale anche nel caso di fidanzato, convivente, compagno… Anche di sesso femminile.

Non vale invece per tutte quelle persone che si trovano a convivere con una persona che è già attenta, partecipativa e collaborativa, e per tutte quelle persone che sono felici e beate di avere l’esclusiva nelle pulizie e non hanno bisogno di aiuti.

Ora chiariamoci: io generalizzerò, ogni coppia e ogni famiglia ha le sue regole e il suo vissuto. Io porto il mio punto di vista, frutto anche della mia esperienza personale.

Lungi da me fare discorsi di genere, le donne fanno questo, gli uomini fanno quello… Dal mio punto di vista, di persona che aiuta le persone a ritrovare benessere con l’organizzazione so di affrontare un discorso che esula un po’ dal mio campo, ma nell’ottica di dare qualche dritta utile nella gestione della casa, ritengo utile riflettere insieme anche su questo aspetto.

Certo è che nella nostra vita di tutti i giorni, in cui sia il marito che la moglie lavorano, le faccende di casa gravano ancora di più nella gestione famigliare, e per statistica, ad occuparsene sono soprattutto le donne.

Dunque, dopo le doverose premesse, affrontiamo l’annoso problema dei mariti che in casa non aiutano. Per quanto li amiamo, per quanto siano adorabili e con loro viviamo una vita piena di gioia e amore, non possiamo negare che (non tutti, ma molti) sul versante faccende domestiche spesso rivelino delle difficoltà. Vediamo qualche esemplare…

Il negato totale

Non ha mai imparato, non ha mai voluto imparare ed è stato fortunato ad aver sempre trovato qualcuno che facesse tutto per lui (tiro ad indovinare? Sua mamma). Ma ora vive con te e non è escluso che le cose possano cambiare, per il bene di tutti.

Il volenteroso, ma casinista

Lui ci prova, vuole fare e fa! Ma essendo poco preparato nella tecnica il risultato non è sempre completamente soddisfacente, e molto spesso ciò comporta un dispendio maggiore di risorse e uno strascico fastidioso di conseguenze che poi ti ritrovi sempre tu a dover sistemare.

Il cieco

Non si sa come mai, ancora non si capisce se è un fattore visivo o altro, lui non vede. Non vede che c’è la polvere sui mobili, non vede che c’è la lavastoviglie da scaricare, non vede che c’è la spazzatura da buttare… Sarebbe perfettamente in grado di far fronte alla situazione, ma non se ne accorge e tira dritto.

Certamente ce ne sono altre di casistiche, ma ho riassunto qui quelle che immagino essere le più comuni. Scrivimi nei commenti quelle che conosci tu e che io ho tralasciato!

Che fare, quindi?

Possiamo scherzarci su quanto vogliamo, ma non possiamo negare che non fa piacere a nessuna di noi sentire tutto il peso della gestione di una casa (e della famiglia che ci abita dentro). Come fare quindi per fare in modo che i nostri compagni di vita siano anche nostri compagni di lavori domestici?

Partiamo da questo presupposto: “Io vorrei che lui…” NON ESISTE. Non c’è niente che voi possiate fare o dire per fargli fare quello che volete voi. Questo vale in generale, per tutto. Non c’è una formula magica che potete pronunciare per cambiare il modo in cui vostro marito (o compagno, etc..) agisce e si comporta.
Le sue azioni e comportamenti non sono sotto il vostro controllo.

Quello che è sotto il vostro controllo sono le vostre azioni, i vostri comportamenti, le vostre parole.

Quello che ESISTE quindi è: “Cosa posso fare io?”. Ecco quattro cose che puoi fare, da subito. Che, a mio avviso, funzionano.

1- Parlare

Sembrerà un’ovvietà. Ma non sottovalutiamo mai la potenza che hanno le parole. E mi riferisco ad una chiacchierata serena, cuore a cuore. Con desiderio reciproco di ascolto e di dialogo.

Io me lo ricordo ancora quel momento in cui, al tavolo di quel ristorante all’aperto nelle Marche, durante una nostra vacanza “da morosi”, ho parlato a quello che sarebbe diventato mio marito, con il quale già convivevo, di una mia difficoltà: del non sentirmi supportata da lui nei lavori domestici. E vi assicuro che è stato un discorso non facile, ma efficace, dal quale tutt’oggi riceviamo entrambi benefici.

Io non ho ricette segrete, ma ti posso dire quello che è servito a me: spostare il punto di vista, passando da me/te al noi. Ho spiegato al mio futuro marito che quello che io facevo in casa non lo facevo né per me né per lui, lo facevo per noi. Perché volevo creare per noi delle condizioni serene e piacevoli da vivere, perché considero importante che la nostra casa sia un luogo pulito, sano, piacevole da vivere, nel quale sentirci sereni e comodi. Lui non ha potuto non condividere questa mia ottica, riconoscendo che anche lui poteva fare la sua parte per quel “noi”.

Spostare questo punto di vista non è cosa da poco: se e quando farà qualcosa in casa, non lo farà per fare un piacere a voi, ma per contribuire alla vostra vita famigliare, per la vostra casa, che quindi è anche sua!

E questo in una famiglia con figli è ancora più evidente: se un marito fa i lavori di casa o si prende cura dei figli preparando loro da mangiare o lavando i loro vestiti, non vi sta “dando una mano”, sta facendo il papà, con tutto ciò che questo ruolo comporta, nei limiti di tempo e possibilità di ciascuno.

2- Spiegare e, se serve, insegnare

La prima regola di quando si vuole affidare un compito a qualcuno è “dare tutte le istruzioni correttamente”. Sia che il marito in questione conosca già la tecnica, sia che invece ne sia totalmente digiuno, non possiamo aspettarci collaborazione e risultati, se prima non abbiamo condiviso chiaramente le informazioni su “cosa” e “come“.

Teniamo conto che alcune cose per noi possono essere ovvie e scontate, ma per qualcuno che finora ne era all’oscuro tutto è una novità e sembra più complicato di quello che è. Quindi è importante avere pazienza, dare istruzioni chiare e se serve insegnare anche da zero, senza atteggiamenti di giudizio, tipo: “Ma dai, è ovvio no?” instillando senso di inadeguatezza o clima di rimprovero.

Un altro valido aiuto in questo caso è la semplificazione: se noi esperte abbiamo già provveduto a semplificare e rendere semplici e snelle le operazioni (come per esempio le pulizie ordinarie) delegare e chiedere collaborazione sarà ancora più facile.

3- Condividere

Non è facile partecipare attivamente ad un progetto se non ne si conoscono le tappe. Per aiutare i vostri compagni a essere attivi e collaborativi, non limitatevi a impartire ordini. Cercate di pianificare e organizzare le cose da fare insieme, condividendo le intenzioni e anche la to do list delle cose da fare. In questo modo sarete entrambi responsabilizzati e il “non lo sapevo” non reggerà più.

Invece di: “Ho deciso che stamattina laviamo le tende” quando oramai lui si era lusingato di finire il suo libro, seduto in divano, prova con: “Cosa dici se sabato laviamo le tende? Tu le tiri giù con la scala e io le metto il lavatrice?” E lui: “Io volevo finire il mio libro sabato. Va bene se facciamo al mattino, così poi al pomeriggio resto in divano a leggere?”. E tu: “Ok, perfetto!”
Mi sembra una situazione win-win: le tende vengono lavate, ed entrambi avete il pomeriggio di relax in divano.

Inoltre un’altra tattica interessante può essere quella di suddividersi i compiti: alcune cose le fai sempre tu e alcune cose le fa sempre lui. Questo può essere utile perché così uno si impegna su alcune mansioni che preferisce, rispetto ad altre. Ma lo svantaggio è che poi ci si fossilizza solo su quelle, e nel caso di qualche emergenza o esigenza particolare in cui ci si trova a dover fare un po’ di tutto, le lacune pesano troppo. Meglio, se si può, una infarinatura generale su tutto!

4- Apprezzare

Anche questo richiede un cambio di prospettiva: è vero che poco sopra ho detto che se lui fa qualcosa “non ti da una mano” ma fa semplicemente la sua parte come membro della famiglia, è vero anche che, soprattutto all’inizio di un percorso di cambiamento da parte sua, è importante ricevere un “grazie” e un apprezzamento, quando ci si sperimenta su qualcosa di nuovo.

Lo so che non ha lavato i piatti bene come fai tu, che non ha asciugato tutte le gocce d’acqua sul ripiano e si è anche dimenticato di dare una passata ai fornelli. Ma prima di dire: “Ma uffa, amore! Quante volte ti devo dire che devi anche asciugare il ripiano e pulire i fornelli?”. Prova a dire: “Grazie amore che hai lavato i piatti! E’ tanto piacevole per me arrivare il cucina e vedere il lavello vuoto! Per la prossima volta posso chiederti di ricordarti anche di asciugare il ripiano e magari, se hai tempo, di dare una passata anche ai fornelli?”. L’effetto sarà totalmente diverso. E anche il suo atteggiamento nell’approcciarsi al lavello sarà diverso. Provare per credere.

Quindi pazienza se il risultato non è quello che volevi tu, cambia prospettiva e invece di vedere cosa manca, guarda quello che c’è. Gioisci e apprezza!

Può sembrare che questi consigli non costituiscano vere e proprie strategie organizzative, ma un cambio di prospettiva e un cambio di abitudini fanno certamente parte di un percorso di cambiamento ed evoluzione che l’organizzazione può certamente supportare.

Per la cronaca: ora mio marito è bravissimo, fa un sacco di lavori in casa: spolvera, passa l’aspirapolvere, lava i piatti, carica e stende le lavatrici, butta la spazzatura.. oltre ai lavori tecnici e di giardinaggio. Alcune cose le faccio solo io perché per lui sono troppo difficili (es: stirare) e altre proprio non gliele concedo: a me lavare il bagno piace proprio tanto e lo voglio fare sempre io. E lui di certo non si lamenta!

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